LA PAGINA TRENTINA

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Non c’é Pace senza il Dialogo

 

di GUALTIERO BASSETTI

«Oggi più che mai abbiamo bisogno di pace, per questa guerra dappertutto nel mondo». Con queste parole, pronunciate durante l’Angelus, il Papa ha invitato i fedeli di tutto il pianeta a vivere l’incontro interreligioso di Assisi, a trent’anni dal primo storico appuntamento convocato da Giovanni Paolo II, come «una giornata di preghiera per la pace». Parole importantissime che sottolineano un aspetto decisivo dell’attuale situazione internazionale: la necessità del dialogo tra le religioni come elemento fondamentale per la risoluzione dei conflitti.
Mai come oggi, infatti, possiamo affermare che non c’è pace senza dialogo. In questo delicatissimo tornante della storia, quando il fenomeno delle migrazioni viene troppo spesso combinato in modo confuso con il terrorismo internazionale, la ricerca del dialogo rappresenta una strada controcorrente doverosa, coraggiosa e necessaria. Occorre dirlo con chiarezza: la ricerca del dialogo, al contrario di chi soffia sul fuoco di un’opinione pubblica spaesata e impaurita, non è la resa di una civiltà stanca e pavida, ma è la posizione di forza di una cultura che non ha paura del confronto, che non teme di perdere la propria identità e non si nasconde dietro la costruzione di un muro. Il grande muro di Calais è solo l’ultimo esempio di una serie di barriere, simbolicamente sovrastate dal filo spinato, che stanno sorgendo in tutta Europa. Muri che nascono dalla paura — di cui possiamo «comprendere le ragioni», come ha ricordato recentemente Francesco, ma che non dobbiamo in alcun modo alimentare — e dall’incapacità di fornire risposte concrete a quella che è la più grave crisi umanitaria dopo la seconda guerra mondiale. Muri che sostanzialmente non risolvono nulla e finiscono per legittimare solamente lo status quo: quello di una guerra combattuta a pezzi ovunque nel mondo. In definitiva, a me pare che vi siano solo due alternative in campo. Da un lato, c’è la ricerca incessante della pace, attraverso un dialogo faticoso, anzi, faticosissimo, ma necessario per l’umanità intera; dall’altro, c’è la ricerca di una sicurezza illusoria attraverso un muro che nasconde il problema, cancella visivamente il rifugiato di turno ghettizzandolo nella “giungla” di Calais, in qualche parte dell’Europa orientale o nel deserto tra Siria e Giordania. La Siria, per la sua storia plurimillenaria, per il ruolo strategico che ha sempre avuto nella regione e per la situazione drammatica che vive oggi, è a tutti gli effetti l’epicentro di questa grave crisi umanitaria. Nel 2001, Giovanni Paolo II, nella scia di quello spirito di Assisi che ricordiamo in questi giorni, compì un viaggio in quel paese che sarebbe rimasto nella storia per un gesto eccezionale: per la prima volta un Papa varcò la soglia di una moschea. Sul piazzale antistante della Grande moschea degli Omayyadi di Damasco, il Pontefice pronunciò un discorso che oggi andrebbe riletto e meditato parola per parola. In quell’occasione, Giovanni Paolo II invitò gli insegnanti musulmani e cristiani a presentare ai giovani le loro religioni «come comunità in un dialogo rispettoso e mai più come comunità in conflitto», quindi «a portare avanti il dialogo interreligioso tra la Chiesa cattolica e l’Islam» e infine a costruire «un modo nuovo di presentare le nostre due religioni, non in opposizione, come è accaduto fin troppo nel passato, ma in collaborazione per il bene della famiglia umana». Occorre, dunque, educare le giovani generazioni al dialogo e alla pace. Un’educazione spirituale, come ha detto il patriarca di Costantinopoli, per «rompere il ciclo di violenze e ingiustizie». E per costruire, come ci ha lasciato in eredità Giorgio La Pira, una nuova primavera del mondo. Perché «i giovani sono come le rondini» e «sentono il tempo, sentono la stagione: quando viene la primavera essi si muovono ordinatamente, sospinti da un invincibile istinto vitale — che indica loro la rotta e i porti! — verso la terra ove la primavera è in fiore!».

© Osservatore Romano – 19-20 settembre 2016

 

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Un commento su “Non c’é Pace senza il Dialogo

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Questa voce è stata pubblicata il 19 settembre 2016 da in fonti esterne, Senza categoria.
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